PET THERAPY E AUTISMO
L'autismo, specie nei bambini, crea un mondo di isolamento e paura.
La pet therapy aiuta ad abbattere alcune barriere grazie alla sincerità degli animali.
L’autismo è una malattia che colpisce nel cervello le aree del linguaggio e della comunicazione e riguarda tra le 5 e le 50 persone su 10mila, soprattutto bambini.
Il bambino autistico viene solitamente stritolato dalla sua condizione di malattia e dalle attenzioni del terapeuta. In risposta, si chiude ancora di più in se stesso e non comunica facilmente con il mondo esterno.
La pet therapy si caratterizza come uno strumento terapeutico complementare e integrante alle irrinunciabili terapie neurocognitive e comportamentali indicate per l’autismo.
Ma in cosa consiste la pet therapy per l'autismo?
Gli esperti di pet therapy sottolineano, in primis, l'IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE NON VERBALE.
È il contatto con un essere animato che non parla che insegna al bambino autistico a servirsi di uno spazio relazionale diverso dal consueto, spazio che viene mediato dalla presenza, ad esempio, di un cane. Un cane non viene vissuto come una minaccia, come può invece essere una persona. L'isolamento del paziente in questo viene vinto. È il contatto 'pelle a pelle' tra animale e paziente che instaura nell'autistico la necessità di rapportarsi al terapista.
Secondo punto: la STIMOLAZIONE. Il mondo di isolamento in cui vive il paziente si arricchisce di stimoli, sensoriali e relazionali. È un nuovo mondo con cui può comunicare. E spesso questo entusiasmo per l'animale si traspone anche alle persone, familiari e terapeuti.
Terzo punto: la RELAZIONE. L'animale non ha paura di relazionarsi. È spontaneo, sincero, non ha pregiudizi o avanza elaborate riflessioni. Alle carezze risponde con affetto sincero, senza avere un doppio fine, senza valutare il gesto.
L'aiuto della Pet Therapy
mercoledì 10 giugno 2015
mercoledì 13 maggio 2015
Lavorare nella Pet Therapy
Per lavorare nell'ambito della pet therapy è senza dubbio necessario l'amore per gli altri e per gli animali, ma se si vuole diventare operatore di pet therapy é necessario seguire dei corsi specifici, come quelli di ippoterapia o di pet therapy psicomotoria, per fare degli esempi. Oltre all'operatore di pet therapy, esistono specifiche figure professionali che accompagnano i pazienti e gli animali nella terapia. Tra queste si può menzionare il medico, lo psicologo, il veterinario, l'etologo e il fisioterapista. Non da ultimi, i volontari che fanno esperienza sul campo e danno un generoso aiuto alle varie figure specializzate e ai pazienti.
Per lavorare nell'ambito della pet therapy è senza dubbio necessario l'amore per gli altri e per gli animali, ma se si vuole diventare operatore di pet therapy é necessario seguire dei corsi specifici, come quelli di ippoterapia o di pet therapy psicomotoria, per fare degli esempi. Oltre all'operatore di pet therapy, esistono specifiche figure professionali che accompagnano i pazienti e gli animali nella terapia. Tra queste si può menzionare il medico, lo psicologo, il veterinario, l'etologo e il fisioterapista. Non da ultimi, i volontari che fanno esperienza sul campo e danno un generoso aiuto alle varie figure specializzate e ai pazienti.
giovedì 16 aprile 2015
Quali animali si possono usare?
Gli animali coinvolti come supporto alla “Pet Therapy” devono possedere delle precise qualità fisiche e caratteriali (livello di reattività molto basso alla presenza di altri animali o di altre persone o di gruppi numerosi, agli stimoli, soprattutto a quelli negativi), buona capacità di memoria, consequenzialità e direzione. I cani non sono gli unici a poter svolgere questo compito, infatti vengono spesso utilizzati anche gatti, conigli, criceti, cavalli, uccelli e pesci. Il cane è usato per la maggior parte dei casi, in quanto animale da compagnia fortemente inteso ad instaurare un rapporto di mutua dipendenza dal padrone. I conigli ed i roditori in genere sono utilizzabili con i pazienti più piccoli proprio per le loro dimensioni e la scarsa aggressività. Osservare i pesci negli acquari porta, invece, alla riduzione del livello di stress e tensione muscolare. Grande rilievo ha anche l’aiuto dei delfini che con la loro indole aiutano molto i pazienti depressi o autistici. E’ da sottolineare come, anche gli animali da fattoria (mucche, capre, pecore) siano stati recentemente impiegati con ottimi risultati.
In Italia, molti sono i Centri dove si conducono esperienze sull’impiego a fini terapeutici di animali domestici. Si tratta però di una tecnica non ancora largamente diffusa che speriamo possa diventare largamente utilizzata (visti i suoi benefici) negli anni a venire.
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giovedì 19 marzo 2015
Cos’è la Pet Therapy?
La pet-therapy nasce negli anni 50 negli Stati Uniti attraverso un famoso neuropsichiatra di nome Boris Levinson. Chiamata anche Animal Assisted Therapy o Animal Facilitated Therapy, rappresenta la concreta possibilità di utilizzo dell’animale domestico a scopi terapeutici. Quest’ultimo viene investito delle funzioni di co-terapeuta allo scopo di migliorare la qualità della vita dell’essere umano, attraverso una “relazione significativa” che assume una valenza del tutto positiva. L’utilità di questo nuovo approccio terapeutico sta nel legame che si viene a stabilire con l’animale d’affezione che non giudica, non critica, ma ama incondizionatamente. L’animale usato in terapia è un “acceleratore di relazioni umane”; è stato dimostrato che la presenza di un animale migliora, dal punto di vista psicologico, la vita dell’individuo, diminuendo solitudine e depressione, agendo da supporto sociale, dando impulso alla cura di se stessi e diventando una fonte di attività quotidiane significative. Gli animali hanno la capacità di apportare al soggetto bisognoso, sicurezza e tranquillità, aumentando autostima e migliorando le doti relazionali. Questa nuova possibilità terapeutica non è invasiva, è una co-terapia dolce che cerca di migliorare l’esistenza delle persone armonizzandosi con le condizioni socio-sanitarie già esistenti, inserendosi quindi in un ben definito progetto educativo.
A cura di
http://www.lrpsicologia.it/curare-con-gli-animali/
martedì 20 gennaio 2015
Nei bambini con particolari problemi, negli anziani e in alcune categorie di malati e di disabili fisici e psichici il contatto con un animale può aiutare a soddisfare certi bisogni (affetto, sicurezza, relazioni interpersonali) e recuperare alcune abilità che queste persone possono aver perduto.I bambini ricoverati in ospedale, ad esempio, soffrono spesso di depressione, con disturbi del comportamento, del sonno, dell'appetito e dell'enuresi dovuti ai sentimenti di ansia, paura, noia e dolore determinati dalle loro condizioni di salute, e dal fatto di essere costretti al ricovero, lontani dai loro familiari, dalla loro casa, dalle loro abitudini.
Che si tratti di un coniglio, di un cane, di un gatto o di altro animale scelto dai responsabili di programmi di pet therapy, la sua presenza solitamente risveglia l'interesse di chi ne viene a contatto, catalizza la sua attenzione, grazie all'instaurazione di relazioni affettive e canali di comunicazione privilegiati con il paziente, stimola energie positive distogliendolo o rendendogli più accettabile il disagio di cui è portatore. dimostrano che la gioia e la curiosità manifestate dai piccoli pazienti durante gli incontri con l'animale consentono di alleviare i sentimenti di disagio dovuti alla degenza, tanto da rendere più sereno il loro approccio con le terapie e con il personale sanitario. Le attività ludiche e ricreative organizzate in compagnia e con lo stimolo degli animali, il dare loro da mangiare, il prenderli in braccio per accarezzarli e coccolarli hanno lo scopo di riunire i bambini, farli rilassare e socializzare tra loro in modo da sollecitare contatti da mantenere durante il periodo più o meno lungo di degenza, migliorare, cioè la qualità della loro vita in quella particolare contingenza.
tratto da
http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=225&area=cani&menu=pet
giovedì 18 dicembre 2014
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