mercoledì 10 giugno 2015

PET THERAPY E AUTISMO

L'autismo, specie nei bambini, crea un mondo di isolamento e paura.
La pet therapy aiuta ad abbattere alcune barriere grazie alla sincerità degli animali.
L’autismo è una malattia che colpisce nel cervello le aree del linguaggio e della comunicazione e riguarda tra le 5 e le 50 persone su 10mila, soprattutto bambini.
Il bambino autistico viene solitamente stritolato dalla sua condizione di malattia e dalle attenzioni del terapeuta. In risposta, si chiude ancora di più in se stesso e non comunica facilmente con il mondo esterno.
La pet therapy si caratterizza come uno strumento terapeutico complementare e integrante alle irrinunciabili terapie neurocognitive e comportamentali indicate per l’autismo.

Ma in cosa consiste la pet therapy per l'autismo?
Gli esperti di pet therapy sottolineano, in primis, l'IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE NON VERBALE.
È il contatto con un essere animato che non parla che insegna al bambino autistico a servirsi di uno spazio relazionale diverso dal consueto, spazio che viene mediato dalla presenza, ad esempio, di un cane. Un cane non viene vissuto come una minaccia, come può invece essere una persona. L'isolamento del paziente in questo viene vinto. È il contatto 'pelle a pelle' tra animale e paziente che instaura nell'autistico la necessità di rapportarsi al terapista.
Secondo punto: la STIMOLAZIONE. Il mondo di isolamento in cui vive il paziente si arricchisce di stimoli, sensoriali e relazionali. È un nuovo mondo con cui può comunicare. E spesso questo entusiasmo per l'animale si traspone anche alle persone, familiari e terapeuti.
Terzo punto: la RELAZIONE. L'animale non ha paura di relazionarsi. È spontaneo, sincero, non ha pregiudizi o avanza elaborate riflessioni. Alle carezze risponde con affetto sincero, senza avere un doppio fine, senza valutare il gesto.

Nessun commento:

Posta un commento